All’età di 87 anni è morto a Orvieto Folco Quilici,  pioniere di tanti documentari e  avventure subacquee. Molti sub devono a lui quell’ irrefrenabile desiderio di avventura e di documentare i propri avvistamenti attraverso l’iride di una macchina fotografica o di una video camera. Quilici è stato uno dei primi documentaristi italiani a realizzare riprese sottomarine adattando anche una maschera antigas per effettuare dei commenti durate le scene sott’acqua. I suoi racconti hanno vinto innumerevoli predi dal David di Donatello ad una candidatura all’Oscar nel 1971 per “L ’Italia vista dal cielo”. Ma noi lo ricordiamo con affetto quando ci ha raccontato le storie tra l’uomo e il mare. In una recente intervista disse:  “ capi che se volevo raccontare il mare dovevo partire dalle avventure dell’uomo”. Bellissimi   i suoi documentari nelle più belle isole della Polinesia: “Fratello mare”  oppure “Tikojo e suo pescecane”.

Oggi le sue opere come le sue innumerevoli foto (un milione) restano conservati nei musei e nelle cineteche della Rai. Quello che suscita oggi un documentario di Folco Quilici è stupore, tenerezza per la qualità delle riprese nonostante l’epoca   pioneristica   in cui venivano usate. Oggi nei documentari chi riprende le scene è solo uno spettatore passivo cercando di non invadere troppo l’habitat circostante, sensibilità che prima non c’era si cercava di dare un approccio più realistico alla ripresa e di dare una maggiore enfasi alle scene.

Ma se oggi molti sub scendono sott’acqua, spesso muniti di  video camere o  macchina fotografiche, lo dobbiamo ai documentari di personaggi come Folco Quilici o  Jacques-Yves Cousteau, che con le loro avventure hanno fatto sognare tante generazioni. E ogni  volta che scendiamo nel nostro piccolo ci sentiamo dei privilegiati  spettatori come loro erano loro.

By | 2018-02-27T17:01:19+00:00 febbraio 27th, 2018|Categories: News, Ultimi articoli|0 Comments

Rispondi