Forse non tutti ne sono a conoscenza, ma le acque cristalline dell’Area Marina Proteta di Porto Cesareo custodiscono una preziosa testimonianza risalente al II secolo dopo Cristo.  Nell’agosto del 1960, infatti, sul fondale di fronte a Torre Chianca, alla profondità di 4 metri, vengono scoperte sette colonne di marmo cipollino del diametro fra i 70 ed i 100 centimetri lunghe circa 9 metri. Di queste sette colonne, oggi sono solo cinque quelle che si possono vedere, sommerse in parte dalla sabbia, in posizione parallela, ed un grande blocco marmoreo squadrato; lo stato di conservazione è buono e solo una colonna presenta un lungo spacco trasversale. Le colonne sono state datate al II secolo d.C. e sono di epoca romana; qui affondò una nave lapidaria proveniente dall’isola greca di Eubea, nell’Egeo, il cui carico era costituito da manufatti di vario genere provenienti dalle cave di Karystos, all’estremità meridionale dell’isola di Eubea. La lavorazione delle colonne risulta ancora allo stato grezzo, con le scanalature solo abbozzate, e oggi si presentano ricoperte per lo più da alghe verdi e qualche spugna.  Del relitto rinvenuto nel 1960, oggi, non rimane nulla se non queste colonne adagiate sul fondo sabbioso in direzione NS, in posizione quasi parallela le une alle altre ed appena fuori dalla direttrice che congiunge la Torre Chianca con l’antistante Isola della Malva. Altri reperti, come anfore e laterizi sono oggi conservati presso il Castello Aragonese di Taranto.

Il sito archeologico è facilmente raggiungibile via mare con una imbarcazione, ma anche via terra, partendo dall’insenatura adiacente la Torre e percorrendo a nuoto gli 80 metri che separano la costa dal sito sommerso. Per osservare le cinque colonne non è necessario essere subacquei esperti muniti di brevetto, ma è sufficiente munirsi di maschera e pinne per praticare snorkeling.

By | 2018-02-19T11:34:11+00:00 febbraio 18th, 2018|Categories: Archeologia|0 Comments

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