Il sole riscalda ancora le tiepide giornate autunnali Salentine, una brezza proveniente da sud increspa l’acqua lungo la costa Jonica Salentina, seduti al solito muretto del mitico Curvone guardiamo le onde infrangersi inesorabilmente. L’impossibilità ci immergerci per l’ennesimo fine settimana ci intristisce, pensando alle fantastiche immersioni fatte pochi mesi prima.  Qualcuno di noi ha sentito parlare di un luogo dove le specie marine proliferano come fossero nei mari dell’ indonesia, un posto dove ti sogneresti mai neanche di avvicinarti in riva al mare. Il Mar Piccolo di Taranto. Cerchiamo su internet maggiori informazioni ma non troviamo nulla che ci possa sincerarci di queste notizie , decidiamo di partire il giorno successivo. I preparativi iniziano subito: ricarica aria nelle bombole,  batterie torce, flash e fotocamere cariche al 100%,  partiamo per questa avventura nell’ incognito mare di Taranto. Dopo un’ora di viaggio vediamo il maestoso ponte Punta Penna punto di congiunzione tra le due sponde del mare, scendiamo giù verso una stradina che ci conduce alle basi dei pilastri, le nostre paure si stanno materializzando, la domanda di tutti è “siamo sicuri di voler fare un tuffo qui?”. Giunti alla banchina di ormeggio troviamo due pescatori intenti ad sistemare i mitili dentro un furgone. Chiamo loro se questo è il luogo dove  vengono sovente i sub a fare immersioni, fanno un cenno di assenso  con la testa,  la loro risposta ci tranquillizza un po’, ma solo fino a quando non entriamo in acqua. Ad accoglierci  con tutta l’attrezzatura un fondale sabbioso e melmoso, sprofondiamo con il calzari, facendo attenzione a non trovare qualche masso o peggio qualche rifiuto. Beh certo il paesaggio non è certo rassicurante. Scendiamo verso il fondo la profondità è molto bassa, tre i 2 e gli 8 metri massimo, la visibilità non eccezionale ma non puoi certo aspettarti di meglio nel mar piccolo, ma si sa quella varia sempre in relazione ai venti e alle maree. Ci avviciniamo  alla palizzata, dove vengono coltivati i mitili, ed ecco   i primi esemplari di Nudibranchi, è una grande Felimida luteorosea nell’intento di nutrirsi di spugne, idrozoi, anemoni di mare, briozoi e uova di altri animali. Il tempo di fare due foto e alla nostra destra vediamo un paradiso. Una distesa di Pinne Nobilis di varia misura e una miriade di spirografi, che contrariamente a quanto succede in altri luoghi  restano aperti incuranti della nostra presenza. Attaccati alle palizzate questi spirografi ci ricordano le scene del film Avatar dove le piante si chiudevano al passaggio della popolazione indigena e dopo si riaprivano sprigionando un turbinioo di colori.

Sembrava di passeggiare in piccolo paradiso, la poca profondità del mare ci consentiva di fare tutte le foto in tranquillità, di vedere ogni piccolo particolare dell’ambiente, tanto che ad un certo punto su uno spirografo posava, come una modella può posare per il suo fotografo, un bellissimo esemplare di cavalluccio marino. Ovviamente non potevamo farci sfuggire la ghiotta opportunità, immortalandolo nella nostra macchina fotografica. Dopo 100 minuti di immersione la nostra visita in quel del Mare Piccolo di Taranto era giunta a termine, felici come no mai torniamo a riva sperando che le nostre foto siamo venute bene. Che dire del Mare Piccolo una sorpresa che non ti aspetti, un posto che con il tempo e preservando la sua fauna regalerà altre fantastiche esperienze.

By | 2018-02-07T21:35:39+00:00 gennaio 31st, 2018|Categories: Biologia, Ultimi articoli|Tags: |0 Comments

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