Tanti raccontano storie incredibili e tanti altri raccontano avvenimenti che hanno segnato la storia dell’umanità. Ma tutti, ogni volta che si ha la fortuna di potersi immergere per ammirarli, donano emozioni forti. E’ come se mentre i tuoi occhi guardano riescono a vedere gli ultimi minuti in vita di quei, ormai, rottami che il  mare conserva a volte intatti. Rottami che con il passare degli anni hanno ricominciato a vivere in certo senso, dando la possibilità agli essere marini di beneficiarne in toto facendosi ricoprire di concrezioni acquistando anche un nuovo “viso”. Ebbene si, perché tolti i primi mesi durante i quali questi resti ferrosi sono un corpo estraneo per un ambiente sommerso, subito dopo ogni singolo centimetro viene “abitato” da alghe o dagli stessi pesci che cercano e trovano riparo in ogni feritoia possibile. Ogni relitto così diventa habitat naturale marino con il passare del tempo e la sua forma, in parte, viene modificata dagli organismi che lo abitano. Una sua particolare storia la racconta il Tevfik Kaptan I ogni volta che lo si va a visitare il fondo al mare. La nave tutt’ora giace in fondo a quel mare ed è la “casa” di molti animali marini, dando così la gioia di farsi vedere in tutta la sua particolarità dai subacquei che vogliono ammirarla anche da quelli meno esperti, in quanto trovandosi a pochi metri di profondità può essere visitata già avendo conseguito il primo brevetto subacqueo OPEN.

Si comincia l’immersione scendendo da una cima alla quale le imbarcazioni dei diving si attraccano e da quel momento comincia uno spettacolo unico nel suo genere già dai primi 6 metri di profondità. Si, perché il punto più alto si trova a quella profondità e tant’è che tagliare la cima delle gru del relitto fu il primo intervento di bonifica in quanto arrivava ad un metro dalla superficie del mare e poteva risultare un serio problema per la normale navigazione in quelle acque. Si continua la discesa e davanti si presenta lei in tutte le sue forme e la sua stazza donando forti emozioni guardandola mentre, se si è fortunati dal periodo, grandi banchi di barracuda fanno compagnia e si lasciano accarezzare dalle bolle emanate dagli erogatori. Ma la cosa che più lascia sbalorditi è che ogni volta che la si va a trovare, ci si rende conto che il suo aspetto sta mutando negli anni. Arrivò sul fondale in perfetto assetto di navigazione verso SUD ma, essendo in 22 metri di acqua e vicina alla costa, lì il mare riesce a raggiungere forze allucinanti tant’è che dopo circa sei anni  la poppa con annesse sala macchine, sala comando e stanze alloggi, fu piegata di 45 gradi sul lato di sinistra. La si poteva ammirare per lungo nella sua totalità e ad un certo punto la linea dello sguardo era interrotta dalla poppa che si era piegata donando al relitto ancor più bellezza e particolarità sino a quando ora è stato addirittura strappato in due tronconi. La sua imponente prua con la catena dell’ancora a penzoloni si trova dritta sino a tutta la zona che una volta era la stiva di carico della nave mentre la poppa è stata spostata circa 15 metri verso OVEST inclinandosi nuovamente abbandonando il resto della nave, disseminando per tutto lo spazio i resti delle bobine di ferro che la sua pancia conteneva. Ora si può assistere ad uno spettacolo unico nel suo genere ed ogni subacqueo si trova davanti un relitto che negli anni ha acquisito una particolare bellezza e che è sempre pronto a far vivere forti emozioni ogni volta che lo si va a vederlo.

  AUTORE

  Astore Andrea

By | 2018-01-25T18:47:26+00:00 dicembre 7th, 2015|Categories: Archeologia, Ultimi articoli|Tags: |0 Comments

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